Eutanasia con trapianto, caccia aperta

In Belgio, tra il 2007 e il 2012, su sei pazienti sono stati  effettuati trapianti di polmone con organi di persone (tre sofferenti di dolori neuromuscolari, tre affetti da disturbi neuropsichiatrici), che avevano ottenuto l’eutanasia, secondo quanto prevede la legislazione del paese e con l’approvazione del Comitato etico, e avevano espresso il desiderio di donare i propri organi. Una “soluzione” ideale, secondo i medici dell’Università di Lovanio, presentata a una conferenza internazionale di chirurgia toracica tenutasi a Birmingham, in Gran Bretagna, nello scorso maggio, di cui ha dato però solo ora notizia il sito di informazioni bioetiche BioEdge.
6 AGO 20
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In Belgio, tra il 2007 e il 2012, su sei pazienti sono stati effettuati trapianti di polmone con organi di persone (tre sofferenti di dolori neuromuscolari, tre affetti da disturbi neuropsichiatrici), che avevano ottenuto l’eutanasia, secondo quanto prevede la legislazione del paese e con l’approvazione del Comitato etico, e avevano espresso il desiderio di donare i propri organi. Una “soluzione” ideale, secondo i medici dell’Università di Lovanio, presentata a una conferenza internazionale di chirurgia toracica tenutasi a Birmingham, in Gran Bretagna, nello scorso maggio, di cui ha dato però solo ora notizia il sito di informazioni bioetiche BioEdge. Nel loro documento, i medici decantano l’ottima riuscita della procedura – nel rispetto delle competenze: eutanasia e trapianto sono stati eseguiti da due squadre “separate e indipendenti” – e descrivono come “eccellente” l’esito a lungo termine nei pazienti. Gli stessi medici sostengono che la pratica andrebbe pubblicizzata: non è meraviglioso che si chiuda una vita di sofferenza con un atto di altruismo come la donazione di organi, visto che di organi da trapiantare c’è cronica penuria?
C’è qualcosa di spaventoso, nella caduta sistematica di interdetti che i principi dell’umana convivenza dovrebbero rendere intangibili. L’avvocato americano Wesley J. Smith, attivista anti eutanasia, ha commentato così la notizia belga: “Non mi viene in mente nulla di più pericoloso che convincere le persone disabili, malate di mente e disperate che la loro morte ha un maggior valore rispetto alla loro vita”. E ha concluso che ora, per disabili e pazienti mentalmente sofferenti, “la caccia è aperta”.